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La pancia di Pecora dell'Osteria Gigianca di Bergamo

​La sorpresa, ovviamente è solo nostra perché non avevamo mai varcato prima la porta d’ingresso di questa bella osteria di via Broseta 113 a Bergamo. Una sorpresa di sicuro non è per gli amanti della buona cucina per cui il Gigianca rappresenta da anni un punto di riferimento. Testimonianza ne sia anche la presenza su varie guide (Michelin, Slow Food, Gatti Massobrio e altre ancora) del ristorante gestito con passione da Alessia Mazzola, cuoca autodidatta, e Luigi Pesenti, maitre e sommelier.

La nostra esperienza

Siamo stati dal Gigianca lo scorso 9 aprile 2025. La prenotazione è stata fatta on line e confermata qualche ora prima dell’arrivo come da specifica richiesta.

All’entrata l’ambiente è quello dell’osteria moderna, accogliente e confortevole. Tocchi moderni, tanto verde alle pareti e bottiglie (di vino, distillati e olio) che contribuiscono a darvi l’idea di un’offerta ampia e curata. Idea confermata poi nello svolgersi della cena.

La comanda

In due ordiniamo. due Tartare di Piemontese, lattuga romana, pesto di lupini e ricotta, un Gnocchi di patate, Stracchino all’antica delle valli Orobiche e radicchio tardivo, un Risotto (varietà Gigante Vercelli) al pomodoro, cicoria e Agrì di Valtorta (formaggio vaccino fresco da latte crudo prodotto in un piccolo paese della val Brembana, Valtorta per l’appunto) e una Pancia di Pecora Gigante Bergamasca, cime di rapa e crema al pane di segale.

Chiedo al titolare un consiglio: la Pancia non sarà troppo visto che ho ordinato già antipasto e primo piatto? Lui risponde che in effetti dopo Tartare e Risotto, forse la Pancia potrebbe rivelarsi un di più. Mi faccio forza e la ordino ugualmente, tanta è la voglia di assaggiare questo piatto, tra le icone del locale.

Come vino scegliamo L’Ascaro, Barbera naturale prodotta da Fausto Andi a Montù Beccaria, nell’Oltrepò Pavese.

I piatti

La tartare: sembra (e probabilmente lo è) tritata a mano. Ben condita con sale e un tocco di senape. Ottima. Ma l’abbinamento con la lattuga romana la rende superlativa. L’insieme tra vegetale (la lattuga ha un texture “croccante” – mi piacerebbe capire come la fanno), salse di accompagnamento e carne è goloso, sul serio.

Gli Gnocchi. Gli gnocchi sono di una morbidezza quasi eterea e sono accompagnati da una salsa spumosa di stracchino e qualche foglia brasata di radicchio per un insieme di grande equilibrio tra sapidità, amaro e grassezza.

Il risotto. Amo il risotto al pomodoro, piatto dalla tendenza dolce e leggermente acida, che mi accompagna dall’infanzia. Qui il colpo da maestro è quello di aver aggiunto (non tanto la salsa che pur ci stava perfettamente) quanto la cicoria, le cui foglie crude vengono appoggiate (ma sarebbe meglio dire sistemate con cura) sul risotto. Il sapore amaro della cicoria cruda contrasta la dolcezza di risotto e salsa, ne equilibra il sapore e rende il piatto tanto saporito quanto fresco.

La Pancia. E veniamo alla pancia di Pecora gigante Bergamasca. Cotta sottovuoto a bassa temperatura (48 ore a 66 °C) viene poi finita sulla brace. Quasi un “tortino” che vedete nella fot, sapido, gustoso e, ovviamente, piuttosto grasso (ma così dev’essere e così è). Le cime di rapa hanno consistenza e sapore, mentre la crema al pane di segale si rivela una polentina, fredda, gustosa e leggera che accompagna perfettamente la carne.

Resta spazio per un dessert. Uno di numero. Ordiniamo il Barbabietola e Cioccolato (rimpiangendo di non aver spazio nella pancia per la Pannacotta, rabarbaro, fragole e asparagi). Il dessert è composto da un gelato di Barbabietola (ottimo) foglie di cioccolato (dalla sensazione leggermente salata) e da un crumble ad accompagnare il tutto. Una fresca chiusura di una cena da ricordare.

Il vino. Onore e gloria a Fausto Andi e a questa Barbera, ricca, potente e piena e, al contempo, tanto bevibile quanto piacevole. Color rubino profondo, ha un ricco e pieno aroma fruttato e speziato, un sapore profondo e pulito e una persistenza che con la Pancia si rivela perfetta. Alla faccia di chi dice che i vini naturali non sono buoni.

Il conto e considerazioni finali

Ultime considerazioni. La carta dei vini è ricca e articolata, con etichette in numero sufficienti a soddisfare ogni palato. Completata da una bella selezione di birre italiane ed estere. Il servizio è rapido, cordiale e sorridente. Le tavole sono ben apparecchiate e grandi, finalmente (non certi tavolini che non si sa dove appoggiare una bottiglia).

La cucina, infine, guarda alla tradizione (ma soprattutto al territorio) senza lasciarsi troppo imbrigliare dai dogmi della storia per un risultato finale che fa voglia di tornare. E noi torneremo.

In due abbiamo speso (tutto incluso, caffè compresi) 148 euro. Ben spesi. Anzi molto ben spesi.